Cos’è il First Input Delay (FID)
Il First Input Delay (FID) è una metrica di interattività che misura il tempo che intercorre tra il primo input dell’utente (un clic su un pulsante, un tap su un link, l’interazione con un campo di testo) e il momento in cui il browser riesce effettivamente a elaborare quell’azione. In pratica, misura quanto velocemente la pagina risponde al primo contatto dell’utente. Una pagina può apparire completamente caricata ma restare bloccata e non reattiva se il main thread è occupato da altre operazioni: il FID rileva esattamente questo problema.
Nota importante: da marzo 2024, il FID è stato ufficialmente rimpiazzato dall’INP (Interaction to Next Paint) come metrica Core Web Vital per l’interattività. Il FID rimane uno strumento diagnostico utile, ma nei report di performance il riferimento principale è ora l’INP.
Come funziona
Il FID si calcola solo in presenza di un’interazione reale dell’utente: non può essere simulato in laboratorio. Il ritardo si verifica quando il main thread del browser è occupato: ad esempio sta eseguendo JavaScript pesante, analizzando CSS o caricando risorse di terze parti e non può interrompere queste operazioni per rispondere all’input dell’utente.
Il valore registrato non è il tempo totale per completare l’azione, ma solo il ritardo iniziale: il tempo che passa tra il click e il momento in cui il browser inizia a processarlo. Anche un ritardo di pochi decimi di secondo è percepibile dall’utente come lentezza o malfunzionamento.
Perché è importante per la SEO
Il FID è stato per anni parte dei Core Web Vitals, i segnali di esperienza utente che Google utilizza come fattori di ranking. Anche dopo la transizione all’INP, comprendere il FID è utile perché condivide le stesse cause tecniche: entrambe le metriche riflettono la qualità del lavoro sul main thread e la gestione del JavaScript.
Un sito con interattività scadente produce un’esperienza utente negativa che si traduce in tassi di abbandono più alti, specialmente su mobile. Se vuoi verificare la situazione del tuo sito su queste metriche, una consulenza SEO tecnica parte proprio dall’analisi dei Core Web Vitals per identificare i colli di bottiglia che frenano le performance.
Le cause principali di un FID elevato: JavaScript pesante che blocca il thread principale, script di terze parti (chat, analytics, pixel pubblicitari) eseguiti all’avvio, task troppo lunghi non suddivisi in operazioni più brevi. Le soluzioni principali: ridurre e rinviare il JavaScript non essenziale, usare il lazy loading per gli script non critici, suddividere i long task, ottimizzare o limitare le risorse di terze parti.
FID: riepilogo rapido
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Cosa misura | Ritardo tra primo input utente e risposta del browser |
| Unità di misura | Millisecondi (ms) |
| Valore buono | ≤ 100 ms |
| Da migliorare | 100 – 300 ms |
| Scarso | > 300 ms |
| È ancora un Core Web Vital? | No, sostituito dall’INP da marzo 2024 |
| Causa principale | Main thread occupato da JavaScript pesante o script di terze parti |
| Come misurarlo | PageSpeed Insights, Chrome CrUX, Google Search Console |
Domande frequenti sul FID
Qual è la differenza tra FID e INP? Il FID misura solo il ritardo del primo input dell’utente. L’INP (Interaction to Next Paint) misura invece la reattività dell’intera sessione di navigazione, considerando tutte le interazioni e restituendo il valore peggiore. L’INP è più completo e severo: un sito può avere un ottimo FID ma un INP scadente se risponde lentamente alle interazioni successive. Per questo Google lo ha adottato come Core Web Vital al posto del FID.
Il FID incide ancora sul ranking Google? Dall’aggiornamento di marzo 2024, il FID non è più un Core Web Vital ufficiale e il ranking si basa sull’INP per la componente di interattività. Tuttavia, le ottimizzazioni che migliorano il FID, ridurre il JavaScript bloccante, gestire meglio i task lunghi, migliorano automaticamente anche l’INP, quindi restano interventi validi e necessari.
Perché il FID non si può misurare in laboratorio? Perché richiede un’interazione reale dell’utente: il browser deve ricevere un input autentico per registrare il ritardo. Gli strumenti di laboratorio come Lighthouse simulano il caricamento ma non l’interazione, quindi per il FID (e l’INP) i dati più affidabili arrivano dai field data, cioè dai dati raccolti su utenti reali tramite Google Search Console e PageSpeed Insights.